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2006 – Tibet

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2016 – 2018 Nepal

2016 – 2018 Nepal

E sulla base dell’impegno umanitario nasce nel 2016, per una sinergia tra la nostra associazione e il Rotary Club Bologna, il progetto Patan.

Il Rotary Club Bologna ha proposto a Interethnos Interplast italy di partecipare alla organizzazione di un progetto teso a migliorare la qualità delle prestazioni di un ospedale in un Paese in via di sviluppo.

Ha espressamente chiesto al nostro presidente Prof. Paolo Morselli di cercare e valutare una struttura che rispecchiasse parametri di necessità e serietà professionale dei sanitari responsabili.

Il Prof. Morselli ha individuato nella figura del dr Ray Shankar e Kirtipur Hospital la persona e la struttura adeguata.

Il Prof. Morselli ha conosciuto personalmente il dr Shankar Ray durante la nostra prima missione in Nepal nel 1995 presso Tribhuvan University Teaching Hospital di Katmandu e di averlo incontrato nuovamente durante la missione del 2007 al Model Hospital di Katmandu. Il dr Ray in quell’occasione ha curato l’organizzazione della missione in loco.

Il dr Ray si e’ sempre dimostrato estremamente interessato alla nostra attività supportandoci sia nel trattamento chirurgico dei pazienti più poveri che nell’insegnamento ai medici locali, una prova della considerazione che ha del nostro operato l’ha dimostrata anche inviando un medico del suo ospedale a Dhaka durante la nostra undicesima missione in quel paese.

Kirtipur è un villaggio situato nella Valle di Katmandu a circa cinque chilometri dalla capitale Katmandu, nasce come avamposto militare della città Patan la più antica tra le città reali della valle di Katmandu, oggi considerata patrimonio dell’UNESCO è tra le maggiori città del Nepal.

Il Kirtipur Hospital si occupa quasi esclusivamente del trattamento di bambini malformati e di ustioni, per questa patologia vengono trattati anche gli adulti.

La finalità è di aiutare questo ospedale, attraverso una raccolta fondi, ad acquistare attrezzature sanitarie che lo possano adeguare alle esigenze.

Il dr Shankar Ray ha ufficialmente presentato al Rotary Club Bologna una richiesta di fornitura della strumentazione necessaria.

Il progetto prevedeva il raggiungimento di una cifra superiore ai 50.000,00, necessaria affinchè il Rotary International ne raddoppiasse l’importo raggiungendo così un importante contributo economico necessario per l’acquisto delle attrezzature ospedaliere.

Le vicissitudini di quel popolo avvenuto in questi ultimi anni hanno peggiorato in modo esponenziale la criticità del Paese.

Dal 2016 ad oggi abbiamo fatto 3 missioni umanitarie nell’Ospedale di Kirtipur effettuando oltre 300 visite specialistiche e 80 interventi chirurgici, su pazienti affetti da malformazioni del volto ed esiti di ustione, e numerose ore di lezione con argomenti che hanno spaziato dalla chirurgia rigenerativa nella cura delle ferite, alla terapia delle ustioni, alla gestione delle ferite ulcere e cicatrici, alla anestesia di pazienti pediatrici affetti da malformazioni.

 

La quarta missione all’ospedale di Kirtipur è partita oggi il 14 marzo 2018.
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2002 – Tibet

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1992 / 2002 – Albania

ALBANIA 1992, 1993,1995, 2002

Dal 25-al 31 luglio 1992 inizia un rapporto di collaborazione tra Interethnos Interplast Italy e il reparto di chirurgia plastica dell’ospedale Klinika Djegje- Plastikes Hospital Q.S.U.T. di Tirana in Albania
La collaborazione e’ proseguita nel 1993 e 1995 grazie all’appoggio in loco dell’esercito italiano, attraverso l’operazione “Pellicano”. Le missioni hanno una duata di una decina di giorni ciascuna con una media di circa 80 interventi per volta.
L’opera dei nostri medici è sempre stata coadiuvata da anestesisti e personale infermieristico locale.
Come in ogni missione di Interethnos Interplast Italy non viene trascurata la didattica. È durante queste lezioni tenute dai nostri medici durante la seconda missione umanitaria che si offre la possibilità al dr. Belba, chirurgo plastico albanese, di frequentare per un periodo di circa 2 mesi il Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Traumatologico Ortopedico di Torino.
Il dr. G. Belba al ritorno dallo stage dirigera’ la divisione di Chirurgia Plastica l’Ospedale Universitario Maria Teresa. di Tirana dove si svolge la nostra quarta missione umanitaria in Albania.
Il team presta la propria attivita’ dal 13 al 29 luglio 2002 ed e’ composto da 3 chirurghi plastici, di cui uno americano, 2 anestesisti, 2 infermieri professionali.
I sanitari hanno visitato 200 pazienti preselezionati dai medici locali e affetti prevalentemente dagli esiti cicatriziali di ustione, esiti di trauma, malformazioni congenite della mano e tumori cutanei. Sono stati operati 120 pazienti.

 

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2015 – Bangladesh

BANGLADESH 2015

La missione di Interplast Italy del 2015 svoltasi dal 3/01 al 13/01 presso il Dhaka Medical College, si è conclusa con successo.

Il team era composta da: 9 persone:
3 chirurghi plastici, Prof. Paolo Morselli team leader, dott.ssa Rossella Sgarzani, dr Laurent Pellet
2 anestesisti: dott.ssa Lorena Pasini, dr Gabriele Caporale
2 specializzandi in chirurgia plastica: dr. Sebastaino Oieni, dott.ssa Veronica Vietti Michelina
1 specializzanda di anestesia e rianimazione: dott.ssa Letizia Toccaceli
ed un’infermiera professionale: Sig.na Lucia Costantino.

Durante il primo giorno di lavoro come sempre si sono eseguite le valutazioni preoperatorie.
Sono stati portati all’attenzione dei chirurghi plastici circa 80 pazienti provenienti da diverse aree del Bangladesh; il Dhaka Medical College rappresenta infatti il centro di riferimento per un’area molto vasta.
Tra questi pazienti vi erano bambini affetti da severissime malformazioni congenite, persone con estesi tumori cutanei e pazienti affetti da ampie ustioni cutanee o dagli esiti di queste. L’ustione è un avvenimento ad oggi ancora molto frequente.
Sono stati selezionati 25 pazienti da operare durante la missione e sono state compilate le note operatorie,
Come sempre succede siamo subito rimasti colpiti dagli occhi di alcuni pazienti, così dolci e sorridenti nonostante le difficoltà e sofferenze con le quali molti di loro, si devono confrontare ogni giorno.
Gli occhi di Maya ci hanno rapito sin dal primo giorno, questa stupenda bimba di circa 8 anni da oltre 1 anno avanza china come una gobbina di 90 anni; un’ustione da fiamme le ha provocato cicatrici retraenti a carico del torace, degli arti superiori e della regione inguinale. Un intervento, che ha visto coinvolti il prof. Morselli e la dott.ssa Sgarzani, ha permesso a questa piccola di poter nuovamente guardare il mondo a testa alta, potendo così avanzare fiera.

 

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1998 / 2010 – Bolivia

BOLIVIA 2008

Dal 17 al 29 luglio 1998, su richiesta dei Frati Francescani, un gruppo di 2 chirurghi plastici, 2 anestesisti, 3 infermieri professionali si reca al Distrito De Salude Cordillera Hospital Distrital Camiri di Camiri, in Bolivia. L’invito ci è pervenuto da padre Tarcisio Ciabatti, coordinatore delle iniziative sanitarie della Chiesa Cattolica nella Provincia Cordillera.
Considerando lo stato di estrema povertà e le difficoltà logistiche dovute alle escursioni termiche i sanitari dell’ospedale di Camiri con l’aiuto di volontari locali hanno provveduto a raccogliere i pazienti dalle aree più isolate provvedendo alle spese di trasporto.
Sono state effettuate 200 visite specialistiche ed eseguiti interventi chirurgici e su 60 pazienti.

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BOLIVIA 2010

Dal 1 al 15 gennaio 2010 si e’ svolta la seconda missione umanitaria a Camiri, nel Chaco boliviano. Durante la permanenza del team di Interethnos Interplast Italy sono state eseguite 19 sedute opertatorie , eseguite in 2 distinte sale. Alle sedute hanno partecipato i medici ed infermieri di Interethnos Interplast Italy ed il personale paramedico dell’ospedale stesso. Le note operatorie hanno avuto inizio alle 8:30 per terminare intorno alle 19. Durante la giornata sono state eseguite anche le visite per determinare quali pazienti dovessero essere sottoposti ad intervento chirurgico.
In complesso sono stati visitati circa 150 pazienti. Tutti i pazienti e le loro famiglie sono stati edotti singolarmente sul tipo di intervento a cui venivano sottoposti, con relative alternative chirurgiche e non, e sottoposti a visita anestesiologica pre operatoria da parte dei nostri specialisti. In mattinata venivano anche controllati i pazienti operati nel giorno precedente e fatte le relative medicazioni. Gli operati sono tornati mediamente ogni 3 giorni per controllo e medicazione.
Sono stati operati 70 pazienti con interventi plurimi , portando a 95 il totale delle operazioni eseguite. Le patologie trattate sono state: esiti cicatriziali da trauma o ustione (37), tumori delle parti molli (11), labioschisi (2), palatoschisi (7), malformazioni congenite arti, collo (9), esiti trauma (2), ulcera da decubito (1).
Non si e’ avuta nessuna complicanza maggiore. Tutti i pazienti sono stati dimessi con le indicazioni per il follow up e con il materiale necessario alle medicazioni, tutto consegnato ai paramedici che li accompagnavano.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla indispensabile collaborazione dei volontari del SERVICIO DEPARTIMENTAL DE SALUD ,RED DE SALUD CORDILLERA, CONVENIO che si sono occupati della selezione dei pazienti prima del nostro arrivo, della conduzione degli stessi all’ospedale anche da distanze importanti ( 2-6 ore ), e che hanno permesso con la loro costante presenza la corretta comunicazione e lo svolgimento della attività in ambulatorio, in corsia ed in sala operatoria.

 

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2010 / 2011 – Bhutan

BHUTAN MISSIONI 2010 e 2011

MISSIONE UMANITARIA BHUTAN dal 16 aprile al 29 aprile 2010.

Missione umanitaria organizzata da Interethnos Interplast Italy e Università di Washington – Seattle Harbour Wiev Hospital.
Il viaggio è stato condizionato dall’attività del vulcano islandese. La sua eruzione e la diffusione delle polveri ha bloccato il traffico aereo di tutta l’Europa.
A poche ore dalla partenza il programma è stato totalmente trasformato ed il viaggio, che prevedeva una prima tappa a Francoforte e quindi un volto con rotta verso Nord, è cominciato con rotta a Sud. In poche ore i voli sono stati ridefiniti e riprogrammati e la via scelta è stata cambiata.
Nel viaggio sono stati utilizzati un totale di 9 voli: 5 aerei per l’andata e 4 nel viaggio di ritorno a cui si è aggiunto un treno.
Il Bhutan è un paese che confina a sud con l’India, a nord con il Tibet e la Cina. Arrivare in Bhutan è particolarmente difficile. La compagnia aerea che raggiunge di Bhutan si chiama Druk Airline, è la compagnia di bandiera, in quel paese non atterra nessun aereo di altra compagnia, e i voli sono poco frequenti. Abbiamo ottenuto il permesso di svolgere la nostra attività chirurgica grazie all’interessamento di Sua Maestà il Re del Bhutan e del Ministero della Salute.
Il gruppo di Seattle era composto dal Prof. David Embach, famoso a livello internazionale per il trattamento acuto delle ustioni, da un’infermiera che si occupa di medicazioni di ferite complesse, da una strumentista e da un’infermiera specializzata nella riabilitazione dei pazienti operati per esiti di ustioni.
La missione era concentrata sul trattamento chirurgico degli esiti di ustione in sala operatoria e su lezioni per l’insegnamento del trattamento degli esiti di ustioni e delle loro sequele.
L’ospedale prescelto è stato quello della capitale Thimphu. È un ospedale di recente costruzione, ben strutturato. In Bhutan non esiste la facoltà di Medicina,è stata però programmata e verrà costituita il prossimo anno, per cui i medici butanesi si sono laureati all’estero. Il primo chirurgo del Bhutan ha 60 anni di età e per moltissimi anni è stato l’unico medico del paese ad eseguire interventi chirurgici.
Per gli ustionati acuti esiste un centro ustioni, che verrà al più presto attivato nella sua globalità. Non esiste nessun specialista in chirurgia plastica ricostruttiva e tanto meno esiste qualcuno che si occupa di esiti di ustioni.
Come di consuetudine al nostro arrivo abbiamo iniziato l’attività ambulatoriale per selezionare i pazienti che avremmo operato durante il periodo di soggiorno.
I casi che ci sono stati sottoposti hanno visto diverse gravità e riguardato ustioni del volto e di tutto il distretto corporeo.
Il primo caso che ci è stato presentato era un paziente ustionato da 12 anni senza mai essere stato operato. Non essendoci stato un intervento immediato gli esiti, normalmente, sono drammatici. Il paziente aveva l’arto superiore destro completamente adeso al torace mentre l’arto superiore sinistro lo era parzialmente. Il capo era adeso alla superficie anteriore del torace, deformando così il labbro inferiore e tutta la regione del collo, alterandone anche la postura. Come capita spesso in questi pazienti è di estrema difficoltà realizzare l’anestesia generale, per le condizioni anatomiche che residuano dall’ustione, che distruggono l’anatomia normale. Il paziente ha comunque ricevuto un trattamento chirurgico che, liberando la briglia cicatriziale sia del cavo ascellare che della regione tra avambraccio se braccio, gli ha permesso il completo ripristino della funzionalità dell’arto superiore destro e la mobilità del capo.
Si sono poi susseguiti casi che riguardavano esiti di ustione in bambini. In modo particolare ustioni alle mani, dove la contrazione cicatriziale bloccava le dita al palmo della mano impedendo qualsiasi tipo di funzionalità della mano stessa.
Un caso trattato, e di particolare gravità, è stato un esito di ustione del volto con severa alterazione delle palpebre. L’esito cicatriziale comportava la mancata funzionalità nella chiusura delle palpebre stesse, esponendo così il bulbo oculare alle sollecitazione delle esterno, questa difficile situazione durava da 6 anni.
Molte ustioni riguardavano anche la pianta e/o il dorso del piede, compromettendo la funzionalità motoria, o il cavo popliteo, impedendo la deambulazione, o la parete toracica e la regione cervicale.
Nonostante la missione fosse dedicata al trattamento degli esiti di ustione sono stati operati alcuni pazienti con esiti di labiopalatoschisi. Questi pazienti aveva avuto un primo trattamento chirurgico al di fuori della nazione del Bhutan che erano affetti da sequele che compromettevano la funzionalità e l’estetica del volto.
Il team ha lavorato con estrema intensità, provvedendo anche a momenti di didattica, in una sola sala operatoria trattando un totale di 25 pazienti.
Il gruppo dell’Università di Washington – Seattle ci ha chiesto di valutare gli aspetti psicologici del dolore nei pazienti ustionati, in modo particolare nei bambini. Durante la nostra missione si sono presentate molte opportunità di studio e programma per questa problematica.
La collaborazione con i medici locali è stata particolarmente attiva, nonostante non sia presente un medico specialista in chirurgia plastica ricostruttiva si è riscontrato un interesse da parte della direzione dell’ospedale, e di un giovane medico, di prevedere nel futuro a questa attività.
Abbiamo osservato un caso particolarmente severo: una donna ustionata all’età di 10 mesi, mai trattata, che presentava una lordosi del tratto cervicale ed una scoliosi della colonna vertebrale estremamente severe. L’esito dell’ustione aveva provocato l’adesione della regione occipitale al dorso, al di sotto del tratto cervicale, fondendola così alla superficie del dorso e deformando terribilmente tutta la colonna vertebrale con una flessione in avanti della sua regione cervicale.
La paziente è stata valutata e si è ritenuto che l’intervento non poteva essere eseguito in quel particolare momento per le scarse informazioni e il’nsufficiente struttura dell’ospedale, verrà studiata per valutare una possibilità di trattamento.
Il team internazionale ha lavorato con grande armonia integrando le diverse competenze nei vari settori specialistici: chirurgico, anestesiologico, infermieristico, riabilitativo e di assistenza psicologica.

 

MISSIONE BHUTAN 08-23 maggio 2011
Seconda missione umanitaria organizzata da Interethnos Interplast Italy e Università di Washington – Seattle Harbour Wiev Hospital.
L’ospedale prescelto è ancora quello della capitale, Thimphu.
Questa seconda missione riprende i temi della prima e cioè il trattamento chirurgico degli esiti di ustione in sala operatoria, lezioni per l’insegnamento del trattamento degli esiti di ustioni e delle loro sequele, continuare sullo studio degli aspetti psicologici del dolore nei pazienti ustionati, in modo particolare nei bambini.
Il gruppo di Seattle è anche quest’anno coordinato dal Prof. David Embach, chirurgo plastico famoso a livello internazionale per il trattamento acuto delle ustioni.

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1988 – Bangladesh

1988 – Nasce a Bologna con il nome di Interethnos.
Dal giorno 26 dicembre dello stesso anno al 08-01-89 parte la prima spedizione umanitaria che raggiunge il Rehabilitation Institute & Hospital for the Disabled di Dhaka. Il team arrivato a Dhaka si scontra con una realtà molto più angosciante del previsto. Read the rest of this entry »

1997 – India del Nord

INDIA DEL NORD 1997

Nel marzo di quest’anno il Presidente, dr. Paolo G. Morselli si reca, con un team internazione di Interplast Inc, al Delek Hospital, ospedale tibetano fondata nel 1971 e situato in Dharamsala in India del Nord.
L’ospedale serve i residenti tibetani e la comunità locale ed è gestito dal Ministero della Salute del governo tibetano in esilio.
In quella sede incontra il Dalai Lama e pone le basi per un programma che vede team di sanitari che possano lavorare a Lhasa. Il programma è finalizzato sia alla cura di gravi malformati del volto e di gravi ustionati che alla formazione dei medici tibetani.

 

 

1990 – Bangladesh

Dal 27-12-90 al 09-01-91 presso il Dhaka Medical College Hospital di Dhaka si svolge la seconda missione in Bangladesh. Il team è formato da 2 chirurghi plastici, 1 anestesista, 2 infermieri professionali. Vengono eseguiti 75 interventi chirurgici su malformazioni del volto, severi esiti di ustione, tumori cutanei.
La seconda missione a Dhaka conferma il proposito di collaborazione con questo paese. Iniziano le attività di didattica per il personale medico e infermieristico.

Si ipotizza la possibilità di istituire una borsa di studio per 1 giovane medico bengalese affinché possa recarsi in Italia e specializzarsi in chirurgia plastica presso le nostre strutture potendo quindi imparare tutte le più innovative tecniche chirurgiche.

2003 – Iraq Kurdistan

Nel marzo 2003 il Prof. Paolo Santoni Rugiu di Interplast Italy arriva in Kurdistan, Iraq, negli ospedali di Emergency.
Lo sfollamento massiccio della popolazione curda ha fatto sì che la lista di pazienti preparata per il nostro chirurgo plastico fosse annullata.
Per il suo periodo di permanenza, 2 mesi, ha eseguito chirurgia di guerra operando 64 pazienti a Erbil e 58 a Salimanhyia. Alla fine di questo periodo è stato chiesto al Prof. Santoni Rugiu di ritornare in Iraq per poter operare i pazienti originariamente programmati.
Per cui dal 12 settembre al 15 novembre dello stesso ha eseguito 90 interventi di chirurgia plastica a Erbil e 66 a Salimanhyia.

2006 – Cina

La prima missione umanitaria di Interplast Italy nel 2006, dal 02 al 15 gennaio, ha avuto come sede operativa la città di Nanchino (Nanjing) capitale della regione dello Jangsu nell’est della Cina sulla costa del Pacifico al di sotto della più famosa città di Shangai. A dispetto della poca notorietà, Nanchino è una città di 15 milioni di abitanti che in passato fu capitale dell’impero cinese durante la dinastia Ming.
La Cina è una nazione a due facce con il suo vastissimo potenziale di mercato rappresentato da una popolazione di un miliardo e duecento milioni di abitanti, la sua crescente economia e dall’altra una campagna poverissima e la periferia di grandi metropoli ancora poco servite e spesso abbandonate a sé stesse. Il team è composto da 5 sanitari: due chirurghi plastici, un’anestesista e due infermiere Elena Galletti e Aneta Witchowska. Importante è stata la collaborazione con il Dott. Lu Xiang, giovane direttore dell’Ospedale delle donne e dei bambini di Nanchino e già importante punto di riferimento nelle precedenti missioni in Tibet, che, con i suoi collaboratori, ha lavorato prima dell’arrivo del gruppo di Interplast Italy facendo un’importante attività di screening sulla popolazione individuando le patologie ed i pazienti che meglio avrebbero giovato per il nostro intervento specialistico. Sono stati individuati 80 pazienti affetti da patologie malformative e alla fine della missione sono stati operati 51 pazienti di cui 44 bambini sotto i 15 anni. Inoltre, come sempre avviene durante le missioni d’Interplast, è stata avviata una importante attività di insegnamento e di scambi culturali e scientifici che ha arricchito il bagaglio di conoscenze dell’uno e dell’altro gruppo.

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2013 – Myanmar

MYANMAR, 16-30 marzo 2013 Yangon General Hospital
Dipartimento di Chirurgia Plastica
La missione ha avuto inizio il 16 marzo 2013 dopo una lunga fase di preparazione, legata anche alla burocrazia concernente l’ingresso sia del team di sanitari che dei materiali necessari all’espletamento della missione stessa. Fa parte della filosofia di Interethnos Interplast Italy partire per una missione umanitaria fornendo il proprio team di tutto quanto possa essere necessario così da non gravare sui budget dell’Ospedale ospite.
Il team era composto da:

Prof Paolo Morselli, chirurgo plastico del Policlinico S. Orsola-Malpighi e docente di chirurgia plastica all’Università di Bologna
Dr. Giancarlo Liguori
Prof Sommerlad chirurgo plastico inglese
Dr Contaldo medico in formazione, Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università di Torino
Dr.ssa Cristina Mondardini anestesista, Rianimazione Pediatrica Policlinico S.Orsola-Malpighi
Dr Pelusio anestesista di Pisa
Sig.na Elena Galletti infermiera di sala operatoria Chirurgia Pediatrica policlinico S. Orsola-Malpighi
Sig.na Rosaria Milana infermiera professionale di Milano.
Carlo Orsi, fotografo e nostro sponsor che ha documentato la missione.

All’aeroporto di Yangon, siamo stati accolti dalla Prof.ssa Moe e dalla Dr ssa Win , che ci hanno aiutato a superare velocemente le formalità doganali ed accompagnati direttamente in ospedale.
E’ sempre un momento emozionante e topico, forse l’unico momento in cui il team si sdoppia. Da una parte i chirurghi e gli anestesisti per visitare i pazienti che precedentemente selezionati e dall’altra le nurses a sistemare il materiale ed allestire le sale operatorie ( 2 ) per poter iniziare gli interventi già dal mattino seguente.
I pazienti in visita era affetti da labiopalatoschisi ( per il 70% ), esiti cicatriziali da ustione e tumori del distretto cefalico, in prevalenza bambini di pochi mesi ma anche adolescenti ed adulti. Ogni singolo paziente è stato visitato, schedato e discusso alla presenza dei medici locali. Con la loro collaborazione si sono approntati i programmi dei giorni a venire.
Abbiamo incontrato un ambiente molto collaborativo ed efficiente.
Dei 70 pazienti selezionati ne abbiamo operati 45, diversi dei quali hanno avuto trattamenti multipli, raggiungendo il numero di 60 procedure chirurgiche.
Infatti nel caso delle labiopalatoschisi, è stata corretta sia la deformità del labbro (fosse mono o bilaterale) che la porzione anteriore del palato (questa è una fase preparatoria all’intervento correttivo definitivo della schisi palatina ).
Nel caso delle retrazioni cicatriziali da ustione sono state corrette contemporaneamente più aree corporee.
Alle sedute operatorie hanno partecipato anche i medici locali, abbiamo potuto così associare all’atto operatoria la didattica insegnando le nostre metodologie chirurgiche. Per esempio per gli interventi di correzione delle labiopalatoschisi eseguiti al microscopio dal prof Sommerlad, un grande monitor ha permesso ai numerosi medici specializzandi locali si seguire i diversi momenti operatori. Lo scambio di impressioni e le domande sono state continue e costruttive.
Abbiamo inoltre tenuto due lezioni/letture sul trattamento delle labiopalatoschisi e sulle procedure di chirurgia ricostruttiva di tutti i distretti corporei a cui hanno partecipato numerosi medici locali.
Tutti gli interventi chirurgici non hanno avuto complicanze. Sono stati tutti medicati e controllati quotidianamente durante la loro degenza. I pazienti operati verranno seguiti per il follow up dai medici locali, che ci forniranno notizie sul loro andamento.
Il popolo birmano , che sta uscendo da un lungo periodo di chiusura all’occidente, ci è parso molto sereno , ed al tempo stesso molto impegnato verso un futuro di progresso socio-economico rapido.
Siamo molto orgogliosi di essere stati i primi chirurghi plastici italiani ad iniziare una collaborazione ufficiale con la sanità birmana.
Come sempre Interethnos Interplast Italy ha portato a termine un lavoro difficile, ma appassionato, nella concreta speranza di un seguito nella collaborazione culturale e fattiva con i popoli emergenti.

 

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2000 – Bangladesh

1995 / 2007 Nepal

 

NEPAL 1995
Dal 04 al 16 novnbre 1995 un team internazionale coordinato dal Presidente di Interethnos Interplast Italy si reca al Tribhuvan University Teaching Hospital di Katmandu
Vengono eseguiti 75 interventi chirurgici

 

NEPAL 2007
Seconda missione umanitaria in Nepal presso il Model Hospital di Katmandu, organizzata e portata a termine da Paolo G. Morselli Periodo dal 27 Luglio al 15 Agosto 2007. L’ organizzazione in loco è stata curata dal dott. Shankar Rai. Il Dr. Ray ha assistito Interethnos Interplast Italy anche nella sua prima missione in Nepal presso Teaching Hospital di Katmandu, si sempre dimostrato estremamente interessato alla nostra attività supportandoci sia nel trattamento chirurgico dei pazienti più poveri che nell’insegnamento dei medici locali. Negli anni intercorsi tra queste due missioni Dr.Ray ha raggiunto un elevato grado di preparazione specialistica in particolare per quegli interventi ricostruttivi che il nostro gruppo esegue nelle missioni umanitarie. La richiesta ci è stata fatta per l’esecuzione di interventi molto complessi in pazienti con patologie particolarmente severe il cui trattamento non poteva essere eseguito dai sanitari locali. Siamo stati contenti di poter rispondere a questa richiesta che ha dato prova della “plasticità”della nostra Onlus.
Tutte le giornate lavorative erano cosi organizzate: Ore 8: lezione di chirurgia plastica rivolta a tutti i medici e il personale infermieristico dell’ospedale.
Ore 9: Sala Operatoria. Presentazione e discussione del programma chirurgico riguardante il caso clinico specifico.
Ore 10: intervento chirurgico con approfondita spiegazione del caso clinico. Alla fine dell’intervento erano eseguite lezioni sulla patologia trattata, erano approfonditi tutti gli aspetti.Successivamente venivano seguiti allo stesso modo i casi clinici dei pazienti programmati nella lista operatoria del giorno. Alla fine giornata chirurgico-didattica veniva programma la lista operatoria per il giorno successivo ed erano analizzate le patologie da trattare.
Durante il periodo di lavoro sono state eseguiti 40 interventi molto particolari, inoltre sono state svolte 12 lezioni di chirurgia plastica generale e 15 lezioni specialistiche. Questa formula di lavoro si è dimostrato molto soddisfacente ed è stata molto apprezzata dai medici locali. La loro partecipazione al trattamento dei pazienti in
modo molto diretto e coinvolgente ha portato l’assistenza e l’apprendimento ad un altissimo livello. Durante il periodo di lavoro sono stati individuati alcuni piccoli pazienti particolarmente poveri che potrebbero essere integrati in un programma di adozione a distanza.
Sono stati inoltre individuati alcuni giovani medici con le caratteristiche per partecipare a stage mirati al migliorare ed approfondire le loro conoscenze sulla chirurgia plastica ricostruttiva specialistica. Forte di questa esperienza, ritenuta di rilevante importanza anche dalle autorità sanitarie del Paese, siamo stati invitati a ritornare per trattare alter patologie rare e gravi.

 

PROGETTO PATAN

Il progetto Patan è un’iniziativa umanitaria il cui obiettivo è sostenere lo sviluppo dell’ospedale Kirtipur, il migliore del paese per la cura di ustioni e malformazioni, tramite un finanziamento destinato all’acquisto di materiale per il funzionamento delle sale operatorie, delle ICU (Intensive Care Units) e dei reparti post operatori.

I beneficiari diretti saranno i pazienti delle aree rurali e periferiche più povere del Nepal di cui la maggior parte donne e bambine.

Le stime prevedono una media di 15 pazienti operati al giorno, 6 giorni alla settimana per un totale di 4600 persone curate ogni anno…. CONTINUA A LEGGERE

 

 

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