
IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE
Ho seguito come reporter dal 1998 almeno venti missioni di Interethnos Interplast Italy in varie parti del mondo bisognose di aiuto, ammirando ogni volta la professionalità dei medici, l’altruismo, la capacità di adattamento, l’umiltà.
Migliaia di persone oggi hanno una vita migliore grazie a loro.
In paesi come in Nepal e in Bangladesh sono anche riusciti, anno dopo anno, a fare aprire un reparto di chirurgia plastica ricostruttiva istruendo i medici locali e invitandoli in Italia a seguire dei corsi.
L’associazione ha sempre mantenuto un profilo basso e poco ostentato, privilegiando la selezione severissima degli elementi, medici e paramedici seri, competenti, tutti volontari che usano le proprie vacanze per fare del bene altrove, e inoltre sostenendo sempre l’insegnamento.
Passando attraverso l’invasione del jihaidismo radicale, purtroppo anche con una vittima che apparteneva al gruppo, la pandemia e le difficoltà del cambiamento del mondo, l’associazione ha resistito.
Nel corso di questi anni alcuni tra i più vecchi componenti e fondatori dei vari team di lavoro hanno lasciato il posto ai più giovani, restando dietro le quinte a operare per l’organizzazione; quindi è iniziato un passaggio di testimone sul campo, trasmettendo lo spirito deontologico nella più completa riservatezza.
Con gioia ho accolto i resoconti della responsabile della chirurgia dottoressa Rossella Sgarzani riguardo l’ultima missione a Katmandu in Nepal al Kirtipur Hospital, sotto l’egida del presidente professor Morselli, e del team leader l’anestesista dottoressa Pasini già membro dei gruppi storici.
L ’equipe composta da tre chirurghi, due anestesisti, una strumentista, più uno specialista in microchirurgia ha potuto risolvere diversi casi di ricostruzione del naso, di retrazioni cutanee esiti di ustioni, esiti cicatriziali di labioschisi.
Deformazioni che invalidano il corpo e le relazioni sociali.
Tra questi un caso eclatante: la totale ricostruzione di un naso letteralmente spazzato da una zampata di un orso.
Per questo due gruppi hanno lavorato insieme per un giorno ricostruendo il naso prima in mille disegni per ricomporne l’immagine, poi prelevando un lembo libero cutaneo vascolarizzato dalla regione dell’avambraccio del paziente e la porzione cartilaginea di una costola per ricostruire la struttura portante del dorso nasale, ridonando al paziente la possibilità di una vita normale.
In totale conformità con lo spirito dell’associazione il lavoro è stato eseguito coinvolgendo i medici locali per l’apprendimento.
Il gruppo era coeso e pieno di energia.
Come sempre hanno poi lasciato all’ospedale strumenti chirurgici moderni non esistenti in loco,
in questo caso trattavasi di un set per la microchirurgia, strumentario costoso e prezioso.
Questo dimostra che la forza e lo spirito continuano nel gruppo.
Naturalmente dopo, ritornati alle loro case, i medici restano in contatto con gli ospedali visitati e i pazienti operati per una continua attenzione e scambio e controllo e consiglio e soluzioni per ogni evenienza.
Fatti simili aprono il cuore e riescono a controbilanciare altre notizie terribili di guerre, uccisioni e rappresaglie e prevaricazioni sulla vita in altre parti del mondo.
Grazie Interethnos Interplast Italy.
Renata Prevost

Renata in alcuni momenti delle missioni che ha seguito per documentare l’attività dell’Associazione.


