Diario di Missione – 26 Ottobre

“Non è un addio ma un arrivederci”

L’ultimo giorno della nostra missione all’Ospedale di Kathmandu, è stato sabato 26 ottobre. Un giorno che ha comportato una serie di procedure molto impegnative. E’ stato infatti necessario rivalutare tutti i pazienti che erano stati operati dal team e dare le indicazioni terapeutiche per i giorni successivi alla partenza. Pazienti visti in ambulatorio poiché già dimessi e pazienti visitati in ospedale dove erano ancora ricoverati. Il sabato, per i nepalesi, corrisponde alla nostra domenica, è un giorno festivo. C’era quindi il rischio che molti pazienti dimessi non riuscissero a raggiungere l’Ospedale perché i trasporti pubblici non funzionavano. Invece, con grande sorpresa, il team ha ritrovato nelle sale di attesa tutti i pazienti operati, con i loro cerotti già in pessimo stato, pronti per essere cambiati con quelli nuovi. Tutte le medicazioni sono andate bene, con le ferite in via di guarigione. I pazienti sono stati visitati sia dal team Interethnos sia da quello nepalese che ha ricevuto le indicazioni per le future medicazioni e le terapie da seguire fino alla completa guarigione . Le comunicazioni sono avvenute in inglese, lingua che parlano un po’ tutti almeno a livello basico, soprattutto i più giovani: i medici ovviamente lo parlano  fluentemente . Uno dei momenti più emozionanti, di quelli che danno un senso compiuto alla missione, è stato quando i pazienti si sono guardati allo specchio. A qualche giorno dall’intervento, le ferite si stavano rimarginando, le tumefazioni riassorbendo e loro erano entusiasti  di aver potuto usufruire di questa possibilità. Dopo le visite ambulatoriali, i medici si sono trasferiti in reparto per visitare i pazienti ancora ricoverati. Essendo un giorno di festa, i reparti erano aperti alle visite e, contrariamente alle abitudini italiane, anche i bambini possono andare a visitare gli ammalati. Le regole da rispettare sono le stesse che valgono per i sanitari: massima igiene per chiunque avrà a che fare con i convalescenti. I medici hanno trovato lo stato d’animo dei pazienti notevolmente cambiato da quando li hanno incontrati per la prima volta. Non c’era più la paura di restare fuori dal numero dei pazienti da operare così com’era svanita l’ansia dell’intervento.  In quest’ ultima visita il team si è congedato  dall’ospedale che è stato un po’ come una casa. Ha salutato il personale medico e infermieristico, i pazienti, anche quelli che non erano stati presi in carico ma che volevano partecipare alla cerimonia dei saluti manifestando il loro affetto. La frase del giorno è stata per tutti “Questo non è un addio ma un arrivederci”. Prima di lasciare la struttura, il team ha consegnato al personale dei reparti dove sono ricoverati bambini , quello dei bimbi ustionati e quello dei bimbi traumatizzati, giocattoli, libri, colori, pennarelli e matite per intrattenere i piccoli pazienti nei loro lunghi soggiorni. Nelle foto si può vedere come un’infermiera,  che sta facendo una medicazione a un bambino, stia usando, per tranquillizzarlo,  proprio uno dei libri appena regalati.