
GLI AMICI DI INTERETHNOS. PROF. CORRADO VENTURINI
La forza di un’associazione, la sua credibilità, la notorietà che la qualifica nell’ambito del no-profit, dipende principalmente dalla reputazione del suo direttivo, dei membri operativi ma anche, e in buona parte, dall’entourage di sostenitori, estimatori e di tutti quelli che, con la loro testimonianza, ne accrescono l’affidabilità e il prestigio.
Sia promuovendola pubblicamente, sia mettendo in campo progetti specifici per sostenerla. Per Interethnos Interplast Italy questa regola è più che confermata dalla realtà e lo abbiamo già visto, raccontando l’operato di figure “amiche” dell’associazione, come Chiara Segafredo, Carlo Orsi, Corrado Barani e molti altri. Oggi invece parliamo di chi ha trovato un modo discreto, ma ugualmente incisivo, per sostenere Interethnos, durante gli ultimi 20 anni. Tanto è il tempo passato, infatti, dal primo incontro fra il Prof. Morselli e il Prof. Corrado Venturini, già docente dell’Università di Bologna, presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, ma anche ricercatore e divulgatore scientifico.
Risale all’inizio degli anni 2000, la loro conoscenza, favorita da un amico comune, che porta il Prof. Venturini a “innamorarsi’ subito dei progetti di Interethnos. Il geologo riesce a percepirne subito l’importanza e l’urgenza, grazie anche all’empatia che si manifesta subito fra i due accademici. Come è nata questa collaborazione, ce la facciamo raccontare direttamente dal Prof. Venturini.
Come è iniziato il suo rapporto co Interethnos?
Ho conosciuto il Prof. Morselli nel 2006 e mi ha subito parlato dell’associazione e dei progetti che stava sviluppando. Ho trovato che questo suo impegno arricchisse una personalità già poliedrica e altruista: la mia stima nei suoi confronti è aumentata nel tempo. E’ un medico non solo altamente professionale, ma anche molto generoso, capace di mettere a frutto per gli altri il proprio talento. Dopo due anni che lo avevo conosciuto,
ho avuto un’intuizione. Dato che all’epoca, era il 2009, insegnavo all’Università coltivando ricerca, didattica e divulgazione, ho pensato che sarebbe stato utile trovare un modo per collegare queste mie attività agli obiettivi dell’associazione. Da qualche tempo realizzavo, gratuitamente e per il puro piacere di favorire la diffusione delle conoscenze geologiche, molte attività mirate: escursioni, conferenze e pubblicazione di volumi di taglio divulgativo . Avevo capitalizzato un pubblico di affezionati che nel tempo cambiava, ma che era sempre numeroso e partecipe. Ho pensato che potesse essere interessante mettere a disposizione, alla fine degli incontri, i miei volumi divulgativi in cambio di un’offerta . Con chiarezza e trasparenza, sin dall’inizio, la ricevuta delle donazioni, firmata dal Prof. Morselli, è stata pubblicata sul mio sito ad attestare il risultato raggiunto. L’ultima delle 38 finora effettuate mi ha dato molta soddisfazione: è stata di 1615 euro ed è avvenuta qualche giorno fa a fronte di tre iniziative che prevedevano due escursioni e una conferenza. Con questa modalità dal 2009 sono stati raccolti, devoluti e messi a frutto per Interethnos circa 22.500 euro.
Qual è la sua conoscenza sulle attività di Interethnos Interplast Italy? Come fa a tenersi aggiornato?
Seguo il sito dell’associazione, e so che adesso la maggior parte delle donazioni, dopo lo stop della pandemia che ha impedito le missioni, vengono convogliate sulla formazione di giovani medici specializzandi; so anche che ne hanno ospitati al Bufalini di Cesena. Trovo encomiabile che questi giovani medici, una vota formati in Italia, si facciano ambasciatori di competenze, al loro ritorno, presso i colleghi che operano negli ospedali dei paesi in via di sviluppo. Credo che questa formazione in Italia non vada considerata solo un’attività secondaria dovuta ai limiti imposti pandemia: questo tipo di formazione è altrettanto utile quanto le missioni effettuate in loco.
Durante gli eventi di fund rising che organizza, ha modo di raccontare anche le attività delle associazioni a chi non le conosce?
Sì, ne parlo per spiegare a cosa serve la raccolta dei fondi e non solo. Alla fine delle mie iniziative divulgative, sempre dedicate ad un pubblico eterogeneo in gran parte formato da competenti appassionati, mi riservo il tempo di commentare il dépliant informativo dell’associazione soffermandomi sugli aneddoti che mi ha raccontato il Professore, riguardanti casi molto particolari, di giovani donne, ragazzi e bambini da lui curati direttamente, illustrandone il percorso di… rinascita. Un modo per coinvolgere i presenti e sviluppare maggiore empatia nei confronti dell’associazione. Molti mi chiedono direttamente le locandine informative, che non faccio mai mancare in occasione degli eventi. Altri invece mi domandano l’indirizzo del sito e le coordinate bancarie per fare direttamente una donazione.
Secondo lei c’è abbastanza sensibilità verso queste tematiche o siamo diventati tutti cinici?
No, la sensibilità c’è nel momento in cui chi presenta, chi racconta queste realtà, ha credibilità. Penso di averla acquisita sul campo, col contatto diretto, e posso verificarlo nel momento in cui chi acquista il libro, dona ben oltre la richiesta di offerta. Questo accade di frequente, e dimostra che la sensibilità di fondo verso queste tematiche esiste. Bisogna solo alimentarla e renderla consapevole. Un bravo chirurgo plastico ricostruttivo utilizza le mani, le proprie conoscenze e l’esperienza. Un OTTIMO chirurgo ci aggiunge il cuore. Quando presento gli obiettivi umanitari raggiunti dal Prof. Morselli e dall’equipe della sua fondazione, tutti capiscono che è un chirurgo… ottimo! Ritengo sia questo soprattutto che li rende sensibili favorendo le donazioni.



