Luglio-Agosto 2006

 

L’idea di organizzare questa nuova missione nacque, come spesso accade, una sera del 2004 a Lhasa, quasi per caso.
Infatti fui invitato a cena da una signora francese di nome Raffaella, che lavora per una ONG, la quale mi presento’ una chirurga tibetana che voleva fare un training in Italia con l’appoggio di Interplast Italy.

Mi impegnai ad aiutarla e infatti, l’anno scorso abbiamo ospitato Lobsang a Torino per 6 mesi di frequenza presso il reparto di chirurgia plastica e quello di chirurgia della mano del Centro traumatologico.
Nella medesima circostanza, stupefatta dal lavoro che stavamo facendo al People’s hospital di Lhasa, mi domandò se eravamo interessati ad andare a Yushu, che ella definì” un luogo affascinante fuori dal mondo” frequentato solo da nomadi tibetani, quindi molto poveri e bisognosi .
Risposi che era interessante, ma che necessitavamo di ulteriori informazioni specifiche.
Nel frattempo avevamo ricevuto altre richieste, dall’Afghanistan e da Lhasa stessa.

Al ritorno in Italia cominciai ad organizzare la missione a Kabul per il mese di dicembre, con il supporto delle nostre Forze Armate e del Rotary Club Polaris di Torino. Ma, a causa della recrudescenza degli attentati a Kabul, dovemmo sospendere tutto, quando eravamo praticamente sull’aereo che ci avrebbe portati là.

Dopo questa cocente delusione, mi sono rimesso in contatto con Raffaella per continuare il discorso iniziato a Lhasa.
I difficilissimi contatti con l’autorità sanitaria di Yushu (causati dalle difficoltà linguistiche e dalla mancanza di referenti affidabili), sono durati incessantemente fino alla metà di luglio, data nella quale siamo finalmente saliti su un volo Alitalia per Shanghay.

Era il 14 luglio, noi eravamo in 10 ( 3 chirurghi plastici, 2 anestesisti, 2 strumentiste, 1 pediatra, 1 radiologo ed una segretaria).
Naturalmente credevo di sapere quasi tutto del luogo e di aver predisposto al meglio la missione. Dopo una settimana circa ci avrebbe raggiunto un altro team di Interplast, allestito da Paolo Morselli e proveniente da Bologna. In questo modo avremmo implementato la nostra capacità operativa e aiutato un maggior numero di pazienti.
Da Shanghay, il giorno stesso, abbiamo proseguito per Xining (capitale del Quinghay) dove siamo giunti dopo altre 4 ore di volo, per un totale di 16 ore di volo complessive. Abbiamo riposato la notte a Xining ed il giorno successivo alle 5 del mattino 2 ambulanze ci aspettavano per trasferirci a Yushu.
Qui è iniziato un terrificante ma affascinante viaggio di 1000 km, ad altitudini variabili tra i 4000 e 5000 metri, di cui l’80% su percorsi sterrati, durato ben 17 ore senza soste.
A notte inoltrata siamo giunti a Yushu ovviamente stremati dal lungo viaggio, ma abbiamo dovuto partecipare ad una cena cinese tradizionale organizzata in nostro onore dalle autorità locali.

Il giorno seguente in ospedale abbiamo cominciato ad allestire la sala operatoria e a visitare la marea di pazienti che nel frattempo era arrivata da tanti luoghi, vicini e lontani. La selezione fatta dai medici locali era stata buona, perciò non ci restava che cominciare ad operare.

Il nostro team ha trattato 120 pazienti in 2 settimane come quello coordinato Prof. Morselli, per un totale di 240 interventi, numero veramente considerevole. Non si sono rilevate complicanze infettive, né di altra natura. Gli interventi effettuati sono stati principalmente le labiopalataschisi per un 75 %, gli esiti di ustione per un 15 % , altri tipi di interventi per un 10 %.
Come di consueto nelle missioni di Interplast Italy, sono state tenute lezioni pratiche in sala operatoria per i medici locali ed anche lezioni teoriche in aula. Insomma anche questa volta ce l’abbiamo fatta!
I pazienti erano deliziosi, la maggior parte bambini poverissimi. Il 90% di loro è nomade.
Abbiamo operato tutti i giorni tranne la domenica, durante la quale abbiamo riposato o siamo andati un po’ in giro a vedere cosa c’era fuori dalle mura ospedaliere.

La città è abitata da circa 5-600.000 persone. I dintorni, a 4000 metri di altitudine sono lussureggianti, verdissimi e con ogni sorta di animali. In un raggio di 1000 km si incontrano praticamente solo tende di nomadi, con le loro enormi mandrie di yak, capre e pecore. Un’altra vita, altri ritmi, altri pensieri. Abbiamo lasciato Yushu tra tanta commozione e con l’amarezza di non aver fatto di più.
Naturalmente ci aspettano presto nella speranza di poter cambiare la propria vita con un sorriso non solo del cuore…
Un grazie enorme a tutti coloro che hanno consentito il realizzarsi di un sogno:

Paolo Morselli, Daniele Gandini, Daniele Bollero, Nanni Campus, Marino Auteri (chirurghi plastici). Lorena Pasini, Maurizio Turello, Laura Ceretto (anestesisti). Valentina Lancellotti, Roberta Ferro, Elena Galletti e Aneta Witkovka (strumentiste). Franco Garofalo, pediatra, Dodo Scala, radiologo. Renata Prevost segretaria.

PS : E’ stata la missione più faticosa e sofferta da noi affrontata, e ha lasciato qualche strascico che ha necessitato di un periodo più lungo per la ripresa. Ma è in tutti noi vivo il ricordo di una popolazione gentile ed operosa in condizioni di vita molto difficili che vive in un “ luogo fantastico fuori dal mondo”.

 

Giancarlo Liguori , chirurgo plastico e team leader della missione