LA STORIA DI SAMUEL

“Un altro intervento  che ci ha particolarmente soddisfatto è stato quello effettuato su Samuel, un uomo di 45 anni che faceva il tassista fino al giorno in cui un incidente stradale gli ha causato una ferita di tibia esposta”, racconta il chirurgo plastico Lucia Pannuto.

“Purtroppo una complicanza gli provocato un’infezione dell’osso rendendolo inabile al lavoro. Sapendo del nostro arrivo i colleghi ortopedici dell’ospedale lo hanno convocato per farcelo visitare ed avere un consulto da parte nostra per vedere di risolvere la mancanza di un pezzo di tibia . Il problema era stato trattato con un innesto cutaneo che  rendeva in realtà il piede scollegato dalla gamba tanto che fin da marzo, data dell’operazione, era allettato con un gesso. Questa immobilità aveva causato la mancanza di un sostentamento della famiglia, non potendo  più lui lavorare. Il nostro  intervento ha visto l’asportazione di un lembo di perone dell’altra gamba per innestarlo in quella ferita al posto del pezzo mancante di tibia, riattaccando i vasi sanguinei alla gamba. Gli interventi di lembo in questo ospedale non vengono realizzati  e comunque anche in Italia si tratta di operazioni molto impegnative che vengono fatte solo in alcuni centri.  Pensare di aver realizzato  un’operazione così complessa, in una struttura ospedaliera così dimessa, per noi è stato un successo strabiliante. All’operazione, che è durata oltre mezzanotte, hanno potuto assistere sia gli specializzandi di Nairobi che l’equipe medica e infermieristica ed è stato un successo condiviso da tutti coloro che vi hanno partecipato. Ora il paziente sta bene, dovrà ovviamente fare la riabilitazione e tra qualche mese riuscirà ad appoggiare in scarico e poi, con i tempi che sono necessari,  tornerà a camminare.  Bisogna considerare poi che l’alternativa all’intervento, per questo tipo di ferite, è l’amputazione dell’arto sotto il ginocchio. Operazione che da noi in Italia può essere gestita bene e completata con una protesi funzionale, di cui c’è grande disponibilità. Qui , invece, la possibilità di tornare a camminare era abbastanza remota, anche perché l’osso a disposizione non era esattamente sano quindi il suo destino sarebbe stato, quasi inesorabilmente, quello di essere amputato.”

Gli specializzandi – continua Lucia –sono veramente pochi. Bisogna tenere in conto che in tutto il Kenya ci sono solo 35 chirurghi plastici di cui solo  4 microchirurghi. I nostri due specializzandi allocati nell’ospedale, Patrick e Magdeline, sono stati con noi tutti e 15 i giorni della missione.  Poi, essendosi sparsa la voce della nostra presenza, sono arrivati altri specialisti

Fra questi anche Kiriga, chirurgo plastico che opera vicino al Lago Vittoria e che ha fatto la fellowship con la Dottoressa Garusi al Niguarda. Grazie all’esperienza fatta,  Kiriga  sta sperimentando interventi sempre più complessi ed essendo completamente da solo, ha una specie di filo diretto con la sua tutor per confrontarsi su quello che deve fare . Fra gli specializzandi c’erano poi anche Christine, che ha appena fatto l’esame di specialità e Kimutai, che dopo un’esperienza di cinque anni come medico interno si è appassionato alla chirurgia plastica ed è da due anni in specialità. Avere 4/5 specializzanti che assistono al nostro lavoro, che per noi in Italia sarebbe un numero irrisorio, qui in Kenya significa avere circa la metà dei futuri chirurghi plastici. Ci fa molto piacere sapere che quando noi partiremo, saranno proprio loro a seguire i pazienti in follow-up nelle varie strutture in cui sono operativi.

“Stiamo facendo il possibile per mantenere e consolidare questa rete di chirurghi che si è andata a formare, contando sul fatto che tutti i pazienti che non abbiamo potuto operare saranno seguiti e operati localmente dai medici che abbiamo formato in questi giorni e a cui abbiamo trasmesso la nostra esperienza- conclude la dottoressa Cristina Garusi, microchirurga di alta specializzazione e presiedente della Società Italia Microchirurgia e  Capomissione –  Molti pazienti non sanno, inoltre, che esiste la chirurgia plastica a Nairobi e se lo sanno, spesso pensano che  i chirurghi si occupino solo di interventi estetici e non anche di chirurgia ricostruttiva.

“La SIM ( società italiana di Microchirurgia ) – aggiunge la Dottoressa Garusi – ha offerto già 2 borse di studio per giovani colleghi kenioti ed ora è stato pubblicato un nuovo bando sempre per potenziare le loro conoscenze con una frequenza di 3 mesi in Italia. La prima borsa di studio  SIM è stata pagata da Interethnos Interplast Italia, la seconda (e la terza che deve ancora svolgersi) dalla Fondazione Lavazza

Dopo oltre 11 anni di impegno in questo ospedale, la collaborazione con Nairobi ci rende veramente orgogliosi di aver iniziato un cambiamento locale e di contribuire al futuro della ricostruzione in Kenya.”

Il paziente Samuel con Noemi Stefanetti, Lucia Pannuto e Andrea Ferradino

 

Samuele insieme a Lucia Pannuto