STORIA DI ELISABETH E RAHAB

La missione ha preso in carico fin da subito  molte pazienti, in modo particolare donne che avevano la necessità di essere operate al seno.  Non sono state realizzate  ricostruzioni immediate (durante la mastectomia) ma solo differite.

Offrire la ricostruzione mammaria è molto importante perché vuole dire poter ritornare ad una vita piena ed affrontare anche più facilmente le terapie necessarie.
Una problematica a cui la dottoressa Garusi tiene in modo particolare in quanto è stata sollecitata direttamente da  una strutturata che lavora in ospedale a Nairobi. Christine ha fatto una campagna social che ha portato a North Kinangop pazienti dal confine della Tanzania a Mombasa  e a Nairobi.

“Ci sarebbero parecchie storie da raccontare  – riferisce la Dottoressa Noemi  Stefanetti, medico specializzando in Ortopedia e Traumatologia con master in Ortoplastica – ma abbiamo deciso di parlare di due di loro perché ci hanno colpito in modo particolare. La prima, Elisabeth, una ragazza di 23 anni, che presentava un’ipertrofia del seno bilaterale, veramente invalidante in quanto il suo seno superava la sede inguinale causandole non solo problemi fisici ma anche psicologici.  Dolori alle spalle e dolori alla schiena che venivano peggiorati da implicazioni sociali di grande  peso, tanto che la prima volta che l’abbiamo visitata è arrivata vestita con abiti larghi e scialli, nel tentativo di mascherare il suo corpo.  Elisabeth è stata sottoposta ad un intervento riduttivo molto importante che le ha immediatamente restituito quel  benessere che le mancava da sempre. Ed era davvero un gran bel sorriso quello con cui ha accolto la Dottoressa Garusi il giorno dopo l’operazione: ha riferito di sentirsi finalmente leggera, di riuscire a vedere quel ventre non più nascosto. Nonostante le ferite che ha comportato l’intervento, ha dimostrato di essere veramente felice dell’operazione a cui si è sottoposta.

 

L’altra storia riguarda Rahab, – continua Noemi –  una donna di 49 anni, operata di mastectomia a seguito di un cancro.  Ai medici della missione ha raccontano di sentirsi già fortunata per essere sopravvissuta al tumore e all’operazione di mastectomia e l’opportunità di essere operata con la chirurgia ricostruttiva è stato per lei un ulteriore regalo. Rahab era già talmente grata di essersi salvata che la cicatrice lasciata dall’intervento, per quanto brutta, le ricordava in continuazione il fatto di essere sopravvissuta al male. Avere nuovamente due seni le darà l’opportunità di ricominciare una vita attiva, alla luce del sole, e anche riguadagnare quell’intimità con la sua famiglia che prima le era negata, in quanto doveva nascondere la sua mutilazione per non turbarli. Al momento della dimissione Rahab ha voluto scattare un selfie con tutti noi  e ha dedicato all’equipe una particolare preghiera di ringraziamento estesa anche alle famiglie di coloro che le hanno restituito la sua immagine di donna“

“La Dottoressa Garusi è stata veramente abile nel riunire tutte le forze a disposizione per costituire questa preziosa breast unit e a dare l’opportunità a  queste donne, che non lo avrebbero mai immaginato,  di guarire e tornare a vivere serenamente” conclude Lucia Pannuto, chirurgo plastico. “La storia di Elisabeth ci ha veramente colpito. Una ragazza che conviveva con un peso enorme, fisico e psicologico, a cui abbiamo tolto due kgs per mammella. Un intervento di cui non avrebbe mai pensato poter usufruire. E’ passata da un giorno in cui doveva chiedere aiuto per vestirsi alla possibilità di potersi sentire finalmente una ragazza normale.

 

 

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